MEDIOEVO E ZOMBI: L’UOMO LI TEMEVA A TAL PUNTO DA……


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Medioevo : cadaveri profanati per combattere maledizioni e pestilenze

Come difendersi dai morti: pratiche brutali mostrano quali erano le paure dell’uomo del Medioevo.

Il villaggio Wharram Percy come si presenta oggi da una foto aerea. Qui nel medioevo si praticavamo “rimedi” contro gli zombie.
1708 Una ricerca multidisciplinare condotta da un team di ricercatori inglesi che ha lavorato su reperti di sepolture del periodo medievale, portati alla luce nello Yorkshire (Inghilterra), ha rivelato che i corpi sono stati sottoposti a pratiche brutali dopo la morte – bruciati, mutilati e martoriati in vari modi. Lo studio – del 2016 – è stato di recente pubblicato sul Journal of Archeological Science: Reports.

I ricercatori ritengono che queste pratiche (di cui è stata trovata traccia anche in altri siti archeologici) dovevano servire a impedire che i defunti tornassero a camminare e diventassero una minaccia per i vivi, un’idea diffusa a lungo in Europa e di cui abbiamo un esempio in alcune sepolture del XVII secolo rinvenute a Venezia.


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Il lavoro dei ricercatori inglesi si è svolto su di una collezione di ossa umane, tra cui adulti, adolescenti e bambini, portati alla luce mezzo secolo fa e che si fanno risalire a un periodo compreso tra l’XI e il XIV secolo.

 

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Uno dei reperti rinvenuti a Wharram Percy (Yorkshire, UK). Le ossa mostrano l’accanimento sul corpo, messo in atto dopo la morte.

UOMINI, DONNE, BIMBI. Le ossa presentano bruciature e tagli inflitti da coltelli: gli studiosi hanno escluso sia che siano stati prodotti su individui ancora in vita, sia che abbiano avuto per scopo quello di staccare la carne dalle ossa – e quindi non sono da imputare ad atti di cannibalismo.

La spiegazione alternativa è che i danni siano stati deliberatamente inflitti per mutilare i corpi dopo la morte, probabilmente proprio per impedire loro qualunque diabolico compito potessero avere nella condizione di morti.

Le ossa appartengono ad almeno 10 individui di età compresa tra i 2 e i 50 anni, tra cui almeno due donne. I reperti vennero portati alla luce nel 1960, quando alcuni archeologi che stavano studiando le fondamenta di una casa trovarono le ossa in tre pozzi posti tra le case, ad una certa distanza dalla chiesa e dal vecchio cimitero. Lo studio delle dentature ha permesso anche di appurare che quegli individui erano tutti originari del luogo – non erano cioè “stranieri”.

VILLAGGIO ABBANDONATO. Spiega Simon Mays, biologo di reperti storici, che «lo studio dei reperti rinvenuti nel villaggio di Wharram Percy lasciano pochi dubbi sul perché i defunti venissero tanto martoriati dopo la morte: tutto ciò dimostra un lato oscuro di credenze medievali e come la visione del mondo fosse così profondamente diversa dalla nostra».


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I ruderi della chiesetta di Wharram Percy con a fianco l’area cimiteriale.

Nel Medioevo si riteneva che realmente alcuni potessero tornare dopo la morte, per portare maledizioni e malattie – che non avevano altra spiegazione. Tra i rimedi proposti, anche la decapitazione e il rogo di cadaveri – anche se sepolti da molto tempo. Oggi Wharram Percy è quasi un villaggio abbandonato, con una antica chiesa in rovina e poche case, ma un tempo era un paese prospero, con molte case padronali e decine di abitazioni. È stato oggetto di molti studi, nel secolo scorso, in quanto considerato uno dei migliori “documenti” per ricostruire la vita nei villaggi medievali poi abbandonati a causa di peste, spopolamento o, in tempi più recenti, per abbandono delle pratiche agricole.

fonte: http://www.focus.it

 

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